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Nel gennaio 1709 si verificò, secondo gli studiosi, l'inverno più rigido degli ultimi 500 anni in Europa e probabilmente quello in cui si raggiunsero i valori più bassi.

Dinamica e svolgimento
Nel dicembre 1708. il freddo si impadronì della Russia in modo pesante e violento, portando un gelo inusuale anche per tali regioni. Poi si "gonfiò" e si formò il cosiddetto anticiclone termico russo, fenomeno non presente negli ultimi anni. Nella notte dell'Epifania, tra il 5 e il 6 gennaio, irruppe tenacemente anche in Europa
Ne conseguì un evento di portata eccezionale, che colpì in particolar modo l'Europa Centrale e Mediterranea, ma quasi nessuna area del Vecchio Continente venne risparmiata (probabilmente solo la Scandinavia, in un secondo momento, riuscì a rimanere isolata dall'onda gelida, poiché divenne sede dell'Anticiclone): in poche ore si gelarono fontane, pozzi, rivi e anche piccoli laghi, vi furono abbassamenti repentini fino a 20°, anche le regioni meridionali furono colpite duramente. In breve ghiacciarono tutti i fiumi europei, compresa la Senna, il Rodano e pure l'Ofanto; stessa sorte toccò a laghi e lagune: il lago di Garda venne attraversato da carri peant, unica volta nella storia, così come pure la Laguna Veneta; nemmeno il mare fu risparmiato e rimasero intrappolati nei ghiacci porti mediterranei come quelli di Genova e Marsiglia; gelò addirittura la foce del Tago a Lisbona: il record freddo certificato del XX secolo per questa città è -1.1°, con il quale si congela appena un bicchiere d'acqua.
A Roma tra il 6 e il 24 gennaio nevicò 10 volte, in Pianura Padana ne cadde 1 metro e mezzo; si raggiunsero temperature eccezionali: a Parigi -23.1° nel centro e -25°/-26° nei sobborghi e per 10 giorni non si salì mai sopra -10° con minime sui -20°; a Venezia -17,5° con forte bora (il record del XX secolo è -13,6° misurati nel 1963); a Berlino -29.4° e nelle campagne intorno -35° e la media del mese fu -13.2° (seguono i -11.6° del gennaio 1823), svariate giornate dove non si superarono i -20°.
Ovviamente con un simile gelo le piante non resistettero: si seccarono tutti gli ulivi e gli altri frutti e addirittura intere foreste, dato che neppure gli alberi cresciuti spontaneamente erano resistenti a ciò. In Emilia Romagna giunsero a seccare gli alberi di melo, susino, noce e ciliegio, piante che generalmente resistono fino a temperature di -40°. Un dubbia misurazione di -36° a Faenza (probabilmente registrato nei dintorni) sembrerebbe confermare questi valori. Si ipotizza che una -22° a 850 hPa (circa 1450 metri di altezza) sia entrata stabilmente nella Pianura Padana (nel 1985 è arrivata una -15° con -16°/-17° a nord-est, tra l'altro con durata nettamente inferiore) e valori nettamente inferiori ai -10° a 850 hPa siano arrivati fino all'estremo Sud con punte estese di -14-16°, sempre a tale quota, tanto quanto basta per misurare giornate di ghiaccio anche sulle coste Tirreniche, oltre ovviamente su quelle Adriatiche (oltretutto in quel periodo le isole di calore non eran come quelle attuali).

A fine mese, dopo il 26, vi fu una risalita, accentuata in Francia: a Parigi piovve, anche se era pioggia fredda; la Laguna Veneta si liberò dal gelo completo il 29 gennaio (pezzi di ghiaccio galleggianti rimasero). A inizio Febbraio ritornò il gelo, molto forte, anche se non ai livelli di gennaio; tuttavia gelarono molti fiumi e laghi che si erano temporaneamente liberati. Continuò fino a Marzo e, nelle regioni a Nord, fino ad Aprile (in questo mese il mar Baltico era ancora congelato), anche se vi furono molte riprese successive; in Germania vi furono notizie di gelate fino ad inizio Luglio. A Berlino Febbraio ebbe una media di -6.9° con una punta di -26°; Marzo una media di 0.2 ma si contarono ben 22 minime sotto lo 0°. L'inverno, se consideriamo l'intero trimestre dicembre (media di -4.5°), gennaio e Febbraio ebbe la media di -8.2° , il più freddo da quando iniziarono le misurazioni nel 1701, seguito dal 1829/30, con -6.6°.

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